Dopo un po di tempo che il blog era stato oscurato per problemi vari (di lavoro, logistici e di privacy) ora torna online.
Spero di riuscire a interessare i lettori attenti (o stanchi) alle strane dinamiche aziendali.
Viaggio nelle incongruenze, isterie e ansie della vita in azienda
Una donna-mamma che lavora non può fare carriera.
Ben il 68% delle intervistate pensa che non sia possibile fare carriera se si vuole essere una buona madre. Bisogna sacrificare le proprie ambizioni lavorative se si vuole aver cura dei figli e seguirli nella crescita. Il 67% di loro sostiene inoltre che non sia possibile proporre ai propri superiori soluzioni in grado di andare incontro alle loro esigenze di work-life balance: rifiutarsi ad esempio di partecipare alle riunioni serali significa tagliarsi fuori da ogni possibilità di avanzamento professionale.
Il mondo del lavoro impone di vivere da uomo e questo non è possibile.
Ben il 77% delle donne che hanno partecipato al sondaggio sostiene che per avere successo nel mondo del lavoro bisogna comportarsi come un uomo e rinunciare alla propria parte femminile, per natura più assertiva e conciliante. Le donne inoltre devono fare i conti con una fase molto importante della loro vita, la maternità. Il 68% delle intervistate ritiene inevitabile sacrificare il lavoro per dare priorità alla gravidanza prima e alla maternità dopo e il 58% preferisce lasciare il lavoro piuttosto che pagare una baby sitter per i figli.Sono contento che le mie osservazioni empiriche dall'interno siano confermate da un'indagine oggettiva, che contraddice tutto ciò che viene invece affermato dalle aziende nei loro discorsi e nei loro slogan.